Per te mia bella patria
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Spettacolo di Vicovaro-giugno 2006

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foto Roberto Miconi
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PER TE MIA BELLA PATRIA: storie di anonimo eroismo nella Resistenza romana

Il testo di PER TE MIA BELLA PATRIA racconta episodi verificatisi nel Lazio negli ultimi due mesi dell’oppressione nazi-fascista, ovvero nell’aprile e maggio 1944, quando, in risposta alla sempre più intensa guerra partigiana e all’avanzata delle truppe alleate, si verificarono i più efferati crimini contro la popolazione civile. È un racconto che tende a narrare gli episodi, ma soprattutto a descrivere gli stati d’animo, le atmosfere e i punti di vista di quelli che, con quotidiano anonimo eroismo, parteciparono alla storia senza mai determinarla significativamente. Non il racconto della guerra ma delle tantissime diverse guerre che ognuno, a suo modo, si trovò a combattere (la fame, la borsa nera, le delazioni, gli stupri, le fughe, etc.) che incisero gravemente sulla società italiana e che tuttavia i libri di storia riassumono in poche righe se non addirittura omettono.

Sono racconti che vorrei ascoltare per voce di ogni vecchio, di quelli che vediamo seduti mesti nelle piazze o ai tavolini dei bar oppure a passeggio per i nostri quartieri o, purtroppo, nelle corsie d’ospedale, ma il ricordo di quella storia appare ormai del tutto derogato ai media e solo in occasione delle ricorrenze.

La sensazione è che i sessant’anni trascorsi abbiano traslocato quelle vicende da un ambito di memoria collettiva – sempre più ridotta ad un calendario di ricorrenze e modellata alla contemporaneità – ad una dimensione di memoria privata, vieppiù intima, remota e inespressa. Io stesso ho avuto difficoltà a farmi raccontare dai miei genitori i loro anni di guerra perché a tacitare l’espressione delle loro memorie è intervenuto uno strano, seppur comprensibile, pudore nonché un senso di definitivo “superamento” di quella fase esistenziale. Così, con fatica, ho scoperto che i miei genitori – all’epoca quindicenni – svariate volte dovettero trovare il modo di sopravvivere (mio padre ricorda nitidamente almeno dieci bombardamenti su Napoli nonché la terribile esplosione della nave Caterina Costa).

Così – in accordo col regista Gaetano Buompane – abbiamo scelto di ridurre la rappresentazione teatrale di quei testi soltanto alla voce e ai corpi degli attori in una forma di teatro di narrazione che sembri un racconto da osteria oppure, più semplicemente, un racconto da “persona a persona” in qualsivoglia luogo del quotidiano. Da qui la scelta di non far sedere il pubblico e di lasciarlo libero per lo spazio scenico al fine di renderlo protagonista, centrale, vicino ai narratori e, soprattutto, meno “pubblico”. Occorreva, ad un certo punto, restituire ai racconti il senso di voci del passato e il più valido suggerimento è provenuto dall’Antologia di Spoon River di E.L. Master in cui gli epitaffi diventano “vox loci”, da lì la scelta di renderli memoria di defunti che appaiono e scompaiono e hanno inconsistente materia, per questo si è inteso abolire l’inizio e il finale, per assegnare ai racconti un senso di sospensione nel tempo… come del resto, purtroppo, lo sono i fatti brutti della storia umana, non definitivamente esauriti ma solo temporaneamente sospesi.

 Massimo Piesco

 

Patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma con il contributo della Regione Lazio e del Comune di Vicovaro

Cast

Drammaturgia
MASSIMO PIESCO
Regia
MASSIMO PIESCO
GAETANO BUOMPANE
Musiche
DAVIDE LIUNI
Organizzazione
FRANCESCO GRANITTO
Interpreti
JESSICA BONANNI
GERARDO MASTRODOMENICO
GIULIA MOMBELLI
SERGIO RAIMONDI
GABRIELLA TOMASSETTI
ALESSANDRA ZIBELLINI
Fotografie
ROBERTO MICONI